sei in Ufficio Stampa Comunicati Stampa Archivio 2005 Comunicato Stampa 07/12/2005
GLI ANESTESISTI INTERVENGONO SU FEDERALISMO ED AZIENDALIZAZIONE
Federalismo e Sanità: "Al referendum saremo in prima fila per abrogare la riforma costituzionale".
Aziendalizzazione: "Nelle amministrazioni ospedaliere c’è stato il sopravvento dei Direttori Generali"

Napoli, VIII Congresso Nazionale A.A.R.O.I. - "Con la modifica del titolo V della Costituzione si è
introdotto, nell’assetto statale il federalismo e, nella Sanità, una legislazione concorrente su due livelli:
nazionale e regionale. Noi non siamo pregiudizialmente ostili ad un equo federalismo sanitario.
Indubbi vantaggi possono derivare dalla coincidenza tra la determinazione delle imposte e la
destinazione della spesa e soprattutto dalla vicinanza dei cittadini alle istituzioni sanitarie.
Ma è evidente che l’A.A.R.O.I, attraverso il referendum, sarà in prima fila per sostenere
l’abrogazione della riforma costituzionale, approvata recentemente dal Parlamento". A dichiararlo,
durante i lavori dell’VIII Congresso Nazionale A.A.R.O.I, in corso a Napoli, è Vincenzo Carpino
Presidente nazionale dell’Associazione Nazionale Anestesisti rianimatori ospedalieri italiani.
Carpino ha poi richiamato l’attenzione sui vantaggi e svantaggi del percorso di aziendalizzazione
sanitario avvenuto nel Paese. "Le aziende - spiega Carpino - si erano costituite ispirando la propria
organizzazione a una cultura aziendale generica con una dirigenza di estrazione prevalentemente
burocratico-amministrativa, educata a privilegiare soprattutto il contenimento dei costi. Il
dirigente medico, a sua volta, non può e non deve essere una occasionale controparte della dirigenza
aziendale ma deve rivendicare il diritto di essere protagonista del cambiamento. Per fare ciò è stato
definito meglio il profilo del dirigente medico anche con il sostanziale contributo dei sindacati
della dirigenza medica". "Ma bisogna riconoscere che siamo ancora a metà del cammino" ammette
Carpino. Gli strumenti già insufficienti ed in parte inadeguati, nella maggioranza delle aziende
italiane sono stati applicati male o del tutto disattesi. Questo ha finito per far prevalere nei
medici una visione punitiva del nuovo status giuridico sminuendo il valore di un nuovo modo di
vivere la professione. Carpino punta quindi il dito sui Direttori Generali. "Nelle aziende sono
stati loro a prendere il sopravvento. Il loro potere monocratico è inquietante; i criteri di nomina
regionali lo espongono solo al giudizio precostituito della politica locale. In nessuna azienda privata
e in nessuna azienda pubblica o ente economico, si configura una posizione esecutiva di vertice dotata
di poteri e responsabilità così elevati.
Questo provoca il disagio della categoria e la conseguente disaffezione con il rischio di mettere in crisi
la visione che il medico ospedaliero ha della propria professione."

Napoli, 7 dicembre 2005

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